Descrizione
Il Primato Nutrizionale: Il Ferro a 14,6 mg
La Lenticchia di Villalba è considerata un “super-alimento” naturale per via del suo profilo minerale, analizzato biochimicamente da istituti di ricerca come il CNR di Bari.
- Record di Ferro (14,6 mg/100g):Questo valore è quasi tre volte superiore alla media delle varietà commerciali (5-6 mg). Tale concentrazione è dovuta alla natura argillosa-calcarea dei terreni di Villalba, che favorisce l’assorbimento radicale di questo minerale.
- Assenza di Ammollo:Nonostante le dimensioni “supergigante”, la particolare struttura del tegumento è sottile ma resistente. Questo permette una cottura diretta senza ammollo, preservando l’integrità dei micronutrienti termolabili e garantendo una digeribilità superiore.
- Potassio e Fosforo:La ricchezza salina dei suoli conferisce al prodotto alti livelli di potassio e fosforo, essenziali per il sapore intenso e la regolazione idrica del seme in cottura.
Il Terroir di Villalba: Geologia e Microclima
La produzione si concentra su terreni situati tra i 600 e gli 800 metri s.l.m., caratterizzati da una complessa matrice geologica:
- Suoli Argilloso-Calcarei:Questi terreni garantiscono una “regolamentazione idrica” interna; l’argilla trattiene l’umidità invernale rilasciandola lentamente durante la fase di maturazione primaverile, evitando lo stress idrico.
- Fertilità Agronomica:La presenza di sabbia mescolata all’argilla assicura il drenaggio necessario, prevenendo i marciumi radicali e garantendo un ambiente sano per lo sviluppo del baccello.
- Tecnica di Rotazione:Seguiamo una rotazione agraria biennale o triennale, alternando la lenticchia al pomodoro siccagno o al grano, mantenendo la naturale ricchezza dei campi. Scopri di più sulla nostra filosofia nella pagina Chi Siamo.
Analisi Botanica e Caratteristiche del Genotipo
La pianta, appartenente alla famiglia delle Fabaceae (specie Lens culinaris), presenta caratteristiche morfologiche distintive che la differenziano dalle varietà industriali:
- Apparato Radicale e Azotofissazione:Grazie alla simbiosi con i batteri la radice della lenticchia è in grado di fissare l’azoto atmosferico, rendendolo disponibile per la coltura successiva di grano duro.
- Architettura della Pianta:Presenta uno stelo privo di pigmentazione antocianica, con un portamento che raggiunge i 35-50 cm. Le foglie sono composte da foglioline piccole e non pubescenti, dotate di cirri poco sviluppati.
- Fioritura ed Allegagione:I fiori sono piccoli e bianchi. L’allegagione (la trasformazione del fiore in frutto) è un processo delicato che a Villalba beneficia di un’escursione termica ottimale tra giorno e notte, garantendo baccelli sani e semi uniformi.
- Semi Macrospermi:Con un diametro di 8 mm, il seme è marcatamente piatto e di colore verde. La bassa prolificità (85% dei baccelli contiene un solo seme) permette alla pianta di convogliare l’intero spettro dei nutrienti minerali in un’unica granella.
Dalla Terra alla tua Tavola: Qualità Garantita
Ogni confezione racchiude la storia e la dedizione dell’Azienda Agricola Messina. Seguiamo metodi di coltivazione sostenibili che preservano le proprietà organolettiche del territorio; scopri di più sulla nostra filosofia nella sezione
Chi Siamo. Scegliere la nostra Lenticchia di Villalba significa portare in cucina un prodotto autentico, sano e certificato.
Tecniche di coltivazione
Gli agricoltori locali partendo da materiale genetico disomogeneo cominciarono già alla fine del 1800 a praticare la classica selezione massale, utilizzando come materiale di riproduzione i semi più grossi, che consisteva nel passare le lenticchie ad un setaccio a maglie larghe; i semi che non riuscivano a passare dal setaccio erano utilizzati nella semina e manualmente si eliminavano i semi che presentavano difetti per forma e per colore.
Questa pratica nel corso degli anni come è ovvio riuscì a fissare nella popolazione di questo ecotipo il carattere di macrosperma (il diametro medio della granella arriva a 6-8 mm ed il peso dei mille semi a 70-90 g) con una tipica colorazione verde chiaro del tegumento.
La lenticchia era seminata a postarelle o file con un investimento di 50-70 piante a m2 utilizzando 40-60 Kg di seme per ettaro.
La semina si effettuava nella prima decade di dicembre avendo cura di non interrare troppo il seme (3-5 cm di profondità).
Dopo l’emergenza seguivano le sarchiature manuali avendo cura di non danneggiarne l’apparato radicale molto superficiale, un attrezzo tipico che accompagnava questa pratica era la gramba (un guanto di ferro portante dei chiodi per sarchiare la terra in prossimità della pianta).
Nel mese di Giugno si praticava la raccolta estirpando le piante che man mano raggiungevano la maturazione fisiologica. Si formavano così dei piccoli covoni, “manate”, che venivano disposti in modo tale da permettere l’essiccazione della piante evitando un’eccessiva insolazione allo scopo di impedire che il sole potesse far virare il colore della granella da verde a rossastra, “arrussicata”, con grave danno per le caratteristiche organolettiche del prodotto.
Ad una settimana (non più tardi) dalla raccolta veniva praticata la trebbiatura con l’ausilio dei muli o battendo i covoni con appositi bastoni.
La separazione della granella dalle altre parti della pianta veniva affidata all’opera del vento ed il prodotto così ottenuto veniva stipato in piccolissimi magazzini all’interno delle case di abitazione ricavati nei sottoscala o sotto le alcove i cosiddetti “katuoi” che erano chiusi ermeticamente utilizzando spesso la pasta di farina per suturare le chiusure, all’interno si bruciava dello zolfo o più recentemente si sublimava del solfuro di carbonio, tutto ciò allo scopo di sterilizzare le lenticchie evitando gli attacchi di tonchio (un parassita che si sviluppa all’interno dei tegumenti dei legumi).
Le lenticchie erano conservate anche in bottiglie, generalmente di vetro, ma spesso anche di plastica, ben lavate e chiuse ermeticamente, senza aggiunta di conservanti. In questo modo le lenticchie si conservano bene, anche per diversi anni, prevenendo attacchi di tonchio o di parassiti in generale. Nel caso di notevoli quantità la conservazione avveniva anche all’interno di fusti di plastica per alimenti, nei quali era creata una condizione di assenza di ossigeno (anaerobiosi) per circa 15-20 giorni.
Tecniche attuali di coltivazione, raccolta e conservazione
La tecnica di coltivazione della lenticchia di Villalba prevede attualmente:
– la preparazione del terreno sin dall’inizio di ottobre con lavori superficiali (10/15 cm di profondità);
– la semina, dalla seconda metà di novembre alla fine di gennaio, a seconda del tipo e dell’esposizione del terreno; alcuni eseguono contemporaneamente una scarsa concimazione di fosforo e potassio. Attualmente la semina avviene anche con una procedura automatizzata utilizzando delle seminatrici di precisione e la distanza tra i filari è diminuita sino a 65 cm utilizzando dai 60 agli 80 kg di semi;
– ripetute sarchiature manuali e/o meccaniche tra febbraio e fine aprile (la lenticchia è infatti una pianta xerofila, che ama la luce, pertanto necessita di una continua pulizia del terreno da ogni infestante) e, se necessaria, una modesta rincalzatura;
– non è prevista nessun tipo di irrigazione
– la raccolta, tra giugno e luglio quando i baccelli tendono ad ingiallire ed i semi raggiungono la maturazione cerosa: estirpazione delle piante, effettuata a mano e con l’ausilio di piccole falciatrici meccaniche; disposizione in fasci, che vengono lasciati ad essiccare per circa 5-8 giorni sul terreno; quest’ultima è un’operazione particolarmente delicata in quanto deve consentire che il seme rimanga di colore verde, caratteristica essenziale della varietà
– Non è prevista nessuna consociazione ovvero la coltivazione contemporanea di piante di specie diversa sullo stesso appezzamento di terreno si effettua generalmente una rotazione di tre anni: lenticchia, frumento, pomodoro o maggese